29 apr – 23 lug 2023

Love for Castelluccio

Un tuffo nel passato

17-18 Giugno 2023

Storia di Castelluccio, del suo territorio e delle antiche tradizioni paesane

LuogoPian Grande di Castelluccio di Norcia (incrocio che conduce ad Ascoli Piceno)
TematicaStoria di Castelluccio, del suo territorio e delle antiche tradizioni paesane.
OrarioDalle ore 10,30 alle ore 13,00 e dalle ore 15,00 alle ore 17,00
Info utiliL’evento divulgativo avrà luogo in due momenti: il primo al mattino alle ore 10,30 e il secondo nel pomeriggio alle ore 15,30.
Gli interessati potranno scegliere l’orario più comodo per assistere e avranno la possibilità di ricevere dei prodotti in omaggio al termine dell’evento.

STORIA DI CASTELLUCCIO

La nascita di Castelluccio risalirebbe all’età del Bronzo medio. Considerando la sua posizione strategica, nacque come presidio dei confini comunali e per controllare i pascoli di Norcia.

Infatti, ancora oggi, il paese sorge al confine a nord con il comune di Castel Sant’Angelo sul Nera e, a sud, con quello di Arquata del Tronto.
I suoi abitanti, quindi, avevano un ruolo dominante nella lotta contro le pretese territoriali di Visso e godevano di terre, franchigie e privilegi comunali, se vi mantenevano continuamente la residenza.
Nella parte più alta del paese, chiamata “Cassero”, vi era collocato un edificio ricco di armi e generi alimentari. Le abitazioni vennero edificate sul versante sud, in quanto su quello a nord le condizioni metereologiche non erano favorevoli.

Nel 1423, il borgo venne restaurato e ne furono ampliate le mura probabilmente per riparare i danni causati dalla guerra tra Norcia e Camerino, per cui Castelluccio, svolse probabilmente un ruolo centrale.
Nel 1346 la montagna venne divisa e affidata a 16 nuclei così da ripartire prati, boschi, pascoli e coltivazioni della zona.
Ciascun nucleo familiare ebbe una parte, che gli veniva attribuita in usufrutto a vita: la parte assegnata, chiamata “Presella”, tornava alla comunità in caso di cancellazione del focolare.
Successivamente però, Norcia cominciò a prevaricare sempre di più i diritti dei beneficiari, impadronendosi a poco a poco del territorio assegnato nel 1346.
Aspre battaglie alternate a tregue più o meno lunghe, fecero da cornice alla vicenda dell’assegnazione del Pian Perduto.

Tra queste, la più famosa è la “Battaglia del Pian Perduto”, del 20 luglio 1522, nella quale i Norcini si scontrarono con i Vissani. Norcia, sebbene fosse più potente, perse la battaglia.

CIBI TRADIZIONALI

Dai cibi consumati in passato nel paese di Castelluccio emerge chiaramente il livello sociale e lo stile di vita della popolazione, tipico di una classe contadina che era costretta a ricorrere ad alimenti poveri per poter sopravvivere.

La carne, infatti, era decisamente un lusso: l’unica tipologia che veniva consumata a Castelluccio era quella di maiale. Il vitello, invece, era considerato una carne d’élite: i bovini presenti a Castelluccio erano sfruttati essenzialmente per la produzione di latte e solo in alcuni casi si ricorreva alla vendita di qualche vitello destinato a mercati esterni.

Il pesce fresco era un altro alimento del tutto irreperibile, data la posizione isolata del paese: gli unici che riuscivano ad arrivare a Castelluccio erano il baccalà, le alici e il tonno.

Da qui lo sfruttamento dei terreni per l’autoconsumo: i cereali e i legumi erano prodotti che, grazie all’avvicendamento colturale, consentivano di avere una diversificazione della dieta, ma soprattutto non necessitavano di particolari condizioni di conservazione.

Tra le principali leguminose sono sicuramente da annoverare la lenticchia e la roveja, ossia un pisello selvatico, che poteva essere mangiato sia fresco che essiccato. Da quest’ultima versione ne veniva ricavata una farina utilizzata per la preparazione di una sorta di polenta tipica di Castelluccio: la Farecchiata.

Altro alimento alla base della dieta del popolo di Castelluccio era il formaggio, in particolare quello da latte ovino e bovino. Ancora oggi, nel paese è presente qualche azienda agricola che si attiene a queste tecniche dell’antica tradizione, tecniche che conferiscono al formaggio delle peculiarità davvero uniche.

Il pane era un altro alimento consumato quotidianamente e quello che avanzava non veniva di certo sprecato: in particolare quello più secco veniva utilizzato per la preparazione di un piatto tipico di Castelluccio, chiamato Acquacotta. Si tratta di una pietanza a base di pane, cipolla, patate e baccalà. La ricetta prevede la bollitura del baccalà insieme alle patate e alla cipolla, la cui acqua di cottura viene riutilizzata per ammollare il pane, su cui vanno serviti gli altri ingredienti conditi con olio, sale e pepe.

Altra preparazione che vedeva il pane come protagonista era la Panzanella: si tratta di pane macerato, condito con olio, sale e aceto. Essendo servito come piatto freddo, spesso costituiva cibo di ristoro nelle lunghe giornate trascorse a lavoro nei campi. Oggi la panzanella viene proposta in diverse versioni: c’è chi aggiunge semplicemente della cipolla e chi invece si diletta utilizzando verdure fresche di stagione, come cetrioli e pomodori.

LA FESTA DELLA ZAMPETTA

Il culto del maiale è rimasto fortemente impresso nelle tradizioni gastronomiche di Castelluccio: ancora oggi si celebra una ricorrenza chiamata “Festa della Zampetta” che affonda le sue radici negli anni 50/60.

A gennaio di ogni anno, per la vigilia della Festa della Befana, tutti gli abitanti di Castelluccio si riunivano per mangiare lo stinco del maiale, in dialetto “Zampetta”.

Per reperire le zampette gli organizzatori della festa passavano di casa in casa cantando degli stornelli, in attesa che le donne si affacciassero e ne donassero qualcuna. Una volta raccolta carne a sufficienza, il giorno della festa, questa veniva cotta in un unico calderone nella piazza del paese ed ognuno partecipava portando il suo piatto. Il pranzo si concludeva con musiche a ritmo di saltarello e “quatriglia” (ballo tipico).

LA FESTA DELLA CONA

La festa de la Madonna della Icona, si svolgeva ogni anno il 2 luglio in località forca di Gualdo di Castelsantangelo sul Nera, al confine tra Umbria e Marche dove si trova una chiesetta dedicata alla Madonna dell’Icona e un monumento dedicato ai Pastori. Ora la ricorrenza viene celebrata la prima domenica di luglio. Lo scopo della festa era ringraziare la Madonna per aver fatto terminare la lunghissima Battaglia del Pian Perduto. Era la festa più sentita del popolo castellucciano, anche perché sanciva il termine di rientro dalla transumanza in montagna. Ogni Castellucciano che si recava a servizio con i mercanti in maremma concordava che per il 2 luglio doveva essere tornato a Castelluccio. Nei giorni precedenti la festa, i ragazzi del paese andavano in cerca dei cavalli più belli con i quali ci si recava alla Cona.

Nella mattina del 2 luglio gli abitanti di Castelluccio e di Gualdo partivano per raggiungere la chiesa dove si celebrava la Messa, al termine della quale si consumava il pranzo: le signore stendevano a terra le proprie tovaglie sulle quali riponevano le pietanze preparate il giorno precedente. Il primo piatto era una torta dolce di pandispagna accompagnata da salame prodotto con il maiale macellato l’inverno precedente. Il pranzo veniva accompagnato da scherzi e stornelli cantati.

Una volta terminato il pranzo ci si preparava per la gara a cavallo. Non vi erano regole particolari: vinceva chi arrivava per primo. Il premio era un castrato. Intorno alle cinque del pomeriggio le donne più anziane usavano cantare un inno alla Madonna, al termine del quale ci si rimetteva in viaggio per far ritorno verso il proprio paese. A Castelluccio continuavano i festeggiamenti attraverso balli al suono dell’organetto e sfide a morra. La festa proseguiva poi fino all’alba.

LA FESTA DI SAN VINCENZO

Nella quarta domenica di luglio si festeggia il patrono di Castelluccio: San Vincenzo.

I paesani, ancora oggi, portano la statua del Santo a spalla seguita da numerosi fedeli partendo dalla Chiesa di Santa Maria Assunta dirigendosi per le strade del paese accompagnati dal suono delle campane e dai canti tradizionali.